I risultati negli anni ’90 degli studi del Dr Willet sulla dieta mediterranea.

Negli anni ’90, uno dei più grossi studiosi dei benefici della dieta mediterranea è stato il Dr Willet dell’ Harvard University. Innanzitutto, nei primi studi del Dr Willet sulla dieta mediterranea  ha confermato i vantaggi sul cuore, che il Dr Keys aveva già scoperto, per la prima volta, negli anni ’50.

Ma il Dr Willett è andato oltre e ha dimostrato altri benefici per la salute associati al modo di mangiare mediterraneo, a base prevalentemente vegetale:
1. riduzione di alcuni tipi di cancro;
2. riduzione della cataratta;
3. riduzione di alcuni malattie neurologiche alla nascita (ad es. difetto del tubo neurale);
4. riduzione della mortalità in generale.

I risultati degli studi del dr Willet fecero tanto clamore che da allora molti dottori e ricercatori degli USA iniziarono loro stessi per primi a seguire la dieta mediterranea. Il dr Willet è stato uno dei creatori della piramide della dieta mediterranea.

 

Gli studi del Dr Willet sulla dieta mediterranea sono diventati famosi nel mondo

 

Nello stesso periodo gli studi del Dr Delorgeril sulla dieta mediterranea  in Francia hanno dimostrato che in pazienti anziani francesi che già avevano avuto un infarto al cuore se mangiavano secondo la dieta mediterranea, dopo un anno avevano minore rischio di un altro infarto, di morte e di altre complicanze. Invece i pazienti che seguivano altre alimentazioni, indicate dai loro medici, avevano maggiore mortalità e complicanze. Dopo quattro anni il Dr Delorgeril ha mostrato come la maggior parte dei pazienti aveva continuato la dieta mediterranea perché una volta abituati ne avevano apprezzato i vantaggi e i sapori. Questi dati hanno spinto i medici a inserire la dieta mediterranea tra gli argomenti sull’educazione alimentare e sul benessere, soprattutto tra le persone più fragili.

Il video del Dr Delorgeril sull’alimentazione e esercizio fisico.

Come funziona la dieta mediterranea

Fonti: Wine, alcohol, platelets, and the french paradox for coronary heart disease. Renaud S.,  De Lorgeril M. Lancet vol339: 1523-1526.1992

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