Fa male, quindi lo evito! Come riappacificarsi con il proprio corpo nella fibromialgia

Lo spettro del colon irritabile è intricato come il sottobosco
By Scott Wylie from UK - Forest LightUploaded by Jacopo Werther, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24736397

Volete sapere perché nella cura della fibromialgia sono importanti le terapie non farmacologiche, come lo yoga e il Tai Chi correggendo il fatidico “Fa male, quindi lo evito!”?  Perché permettono di ricostruire l’immmagine di sé e la percezione distorta delle sensazioni interne del nostro corpo. Questo post spiega tutto ciò, mettendo in relazione quanto detto in  “Fibromialgia e le informazioni interne del tuo corpo (interocezione)” e in “Fibromialgia e l’immagine corporea di sé” , ambedue sintesi della ricerca “Exteroceptive and introceptive body-self awareness in fibromyalgia patients“Valenzuela-Moguillansky C. et al. Frontiers in Human Neuroscience vol.11, 2017, 117:1-22.

Il comportamento conseguente alla paura del dolore, il “fa male, quindi lo evito”, è influenzato dall’immagine corporea che il paziente ha di sé e la percezione delle sensazioni interne (consapevolezze corporee esterocettiva e interocettiva).

La paura correlata al dolore promuove comportamenti di evitamento (cioè di rifiuto di affrontare situazioni), che modificano i modelli motori dei pazienti.

La modifica dei modelli motori altera l’immagine del proprio corp diminuendo l’agilità e la destrezza fisica, come dimostrato da una più alta frequenza di cadute e perdita di equilibrio nelle persone con fibromialgia.

Questa esperienza della percezione di “un corpo maldestro” può portare a una diminuzione della fiducia, come suggerito da una correlazione negativa tra la dimensione “Trust” dei punteggi MAIA e FIQ / SIQ (vedi Fibromialgia e le informazioni interne del tuo corpo (interocezione).

La mancanza di fiducia nel proprio corpo potrebbe portare a una diminuzione della funzionalità e all’isolamento, influenzando le relazioni sociali e il benessere emotivo e aumentando lo stato di depressione, ansia e dolore.

Tali stati emotivi possono influire a loro volta peggiorando anche la percezione del proprio corpo e favorire l’oggettivazione  delle sensazioni corporee interne (quasi come se le parti maggiormente dolenti non fossero un’unica cosa con il resto del corpo).

A questo punto, l’attenzione alle sensazioni corporee interne è patologicamente associata ad una disconnessione da esse (vedi Fibromialgia e le informazioni interne del tuo corpo (interocezione) contribuendo a diminuire la fiducia in se stessi e lasciando il paziente senza gli utili strumenti emotivi che si basano sulle sensazioni del corpo  per i processi di autoregolazione.

Questi fattori contribuiscono alla disfunzione e all’isolamento, al peggioramento del dolore e allo stato emotivo dei pazienti.

Quindi nella fibromialgia si realizza una condizione in cui si ha un’immagine di sé alterata, tendenzialmente più ampia che favorisce l’ “evitamento” di azioni che potrebbero determinare dolore e dall’altro lato la percezione distorta dei segnali interni in quanto vengono visti in maniera distaccata, come se fossero distinti dal resto del corpo.

In altri termini vi è una disconnessione tra la percezione della nostro corpo e le sensazioni profonde corporee che conduce al “Fa male, quindi lo evito!”.

Per superare questi circoli viziosi e migliorare la qualità della vita dei pazienti, è stata suggerita una duplice strategia, tesa a ristabilire la connessione tra la percezione del nostro corpo e le sensazioni corporee profonde. Ciò al fine di portare a normalità la percezione esterocettiva e quella enterocettiva, per riconoscere il nostro corpo nella giusta maniera e sentire in maniera corretta le sensazioni che provengono dal nostro corpo.

La strategia terapeutica suggerita per ottenere questi risultati potrebbe essere quella della pratica contemplativa che implica movimento come lo yoga o o il tai chi.

Tali pratiche potrebbero ristabilire la consapevolezza coerente del proprio corpo esterocettivo e riconquistare familiarità con le sensazioni corporee come parte della soggettività dei pazienti e non più oggettiva/estranea.

A sua volta, la consapevolezza dell’immagine del corpo esterocettivo migliorerebbe l’agilità e la fiducia in sè stessi  e il ristabilito collegamento con le sensazioni corporee fornirebbe strumenti per la regolazione emotiva, migliorando anche l’auto-regolazione. Complessivamente, ciò aumenterebbe la funzionalità, diminuendo la depressione e l’ansia e migliorando la qualità della vita del paziente

 

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